Usi e proverbi di Rossano Zeri
di Mario Rossi (1)

Estratto dal Bollettino dell'Atlante Linguistico Italiano (ALI), Dispensa 7-8, Torino 1962, pag. 18 - 30

Raganella
 
Raganella  

I proverbi e racconti qui sotto riferiti e trascritti vennero raccolti a Rossano, in Lunigiana. Rossano, nel Comune di Zeri, occupa un'alta valle del Teglia, affluente destro della Magra; confina a sud col Comune di Mulazzo, a ponente con la Liguria. Le due frazioni, Montelama e Chioso, dove furono condotte le inchieste, si trovano alle spalle di Monte Cavallaro, la catena che scende dal Gottero e divide la Lunigiana dal Genovese (2).
La base linguistica del Rossanese (come pure dello Zerasco e del Pontremolese) assolutamente emiliana. Ma nel Rossanese i caratteri liguri si fanno pi spiccati che non nelle altre parti dell'alta Val di Magra.
Le persone interrogate, sempre vissute a Montelama o a Chioso, parlano lo schietto rossanese.
Gina Buzzoni di Giovanni Rossi, nata a Montelama, di anni 34, la fonte pi ricca. Spontaneamente, quando la interrogai sulle feste dell'anno, commentava la vita dei Santi; per ogni festa mi informava degli usi prevalenti nella Valle... prova della vitalit di detti usi e proverbi, come pure di certe costumanze risalenti alla preistoria ligure.












Suo marito, Alfredo Bruzzoni, di anni 39, nato al Chioso, vive a Montelama da una decina d'anni ossia fin dal suo matrimonio. La sua lingua presenta tuttora caratteristiche del parlare del Chioso: queste vennero da me controllate presso altre persone, specie presso la terza fonte: Giuseppe Borini, anni 75 vivente al Chioso.

Particolarit al Chioso (3)
- a sotto l'accento leggermente velarizzata.
- u finale apertissima e si confonde spesso con o chiusa.
- il dittongo i appena pi aperto che a Montelama.
Il parlare del Chioso presenta inoltre tracce pi frequenti di v bilabiale e una tendenza pi spinta alla palatalizzazione:
- s intervocalica
- s implosiva con suono intermedio tra j e g toscani)
- z

Ora tanto al Chioso e Montelama, quanto in tutta la valle di Rossano, appare un fonema tipico di certe zone di transizione ed un suono particolare del c e g dolce che differisce dal Toscano perch non schiacciato e pi avanzato: si potrebbe definire "occlusivo prepalatale".

Per dare un esempio complementare della variet linguistica a Rossano, riporto nell'ultimo paragrafo qualche indicazione sul lavoro della canapa, datami da un vecchio di Valle, frazione situata al centro di Rossano. Questo racconto presenta un duplice interesse: 1 - perch certe caratteristiche del parlare di Chioso si fanno pi spiccate (v bilabiale, palatalizzazione) e fanno capolino fenomeni nuovi 2 - perch si tratta di conversazione registrata su magnetofono, all'insaputa della fonte; quindi di una lingua pi genuina in cui appaiono tante sfumature, specie nel campo della fonetica sintetica, che sfuggono in un'inchiesta normale.

I
USI, PROVERBI, CANTILENE

Viò
 
Il vi (anomalo con bna di tavole)

a) La befna u di d' paskwt a g' d' sma. I fgi i taken la kouzt
La befana il d di pasquetta ci ha da seminare. I bambini attaccano la calzetta
a la kd'na dar kmn. Ai fgi sa g' far kridr kla befana la
alla catena del camino. Ai banbini si ha da far credere che la befana
ven, kla mnda gi i turn. La s' mta la brba bianca e ar kavgn
viene e che manda gi i torroni.Si mette la barba bianca e il cavagno
atak r' bras e la ga 'r baston. La va tta gba.
attaccato la braccio e essa ha il bastone. Essa va tutta gobba.

b) u di de dg' auguration d' lavura d, i prtn' d'la gsa.
Il giorno delle rogazioni di giorno di lavoro, si partono dalla chiesa
I psn i pgisi kn la prucisin e i bandisen i pin (4 )
Essi passano nei paesi con la processione e benedicono i campi.
Ar prt i g' da la bandizin, u gnn tri k g' a la krusa.
Il prete ci d la benedizione a noi altri che ci abbiamo la croce.

c) Sn Pdre, i mten i fas par mandgi ar mis d' utuvre.
A San Pietro mettono i fagioli per mangiarli al mese di ottobre
I mt'n fr anka la rba d' lana par kla sulsa kla n biga
Mettono fuori anche la roba di lana per ch prenda sole e non faccia i vermi
d) San Dgiuane. I fan an furmaj p'znn e p i l dan ai fgi.
Per San Giovanni fanno un formaggio piccino per darlo ai bambini
San Dgiuan i g'r furmaj. an tmp il fiven; ades i nal fan p.
San Giovanni ci ha il formaggio; un tempo lo facevano, ora non lo fan pi
Par san Dgiuane i fiven ar fal e p i g' mtiven na civula
Per San Giovanni facevano il fal e poi ci mettevano una cipolla
drnt. e p i la mangiven park un ge fsa ml la pnza.
Dentro e poi la mangiavano perch non ci facesse male la pancia.
e) la vgila d san Barnrd i fan ar fal. Tt i fgi i l astravanzi gd
La vigilia di San Benanrdo si fa un gran fal.Tutti i bambini ci saltano
n s ki fivn'.
attraverso e un uso che facevano.

f) Sant Anton ai trdse d jn. I fan la limosna a snt ntn. i g
Sant'Antonio al 13 di giugno.Si fa l'elemosina a S. Antonio e
prten la lana r furmaj e dg vi. e p i l mten a l inknt . e p
ci portano la lana, il formaggio e le uova e poi li mettono all'incanto
r p ka g d, i la cmpra. par l nscension la gnta i n va nt l'rt
e il pi che ci d li compra. All'Ascensione la gente va nell'orto
park ku n vgn al furmgl n k.
perch non ci vengano le formiche in casa.

g) San Mark ai ventisenque d avr. Dg ater vte i semniven al kanve
San Marco al 25 d'aprile; un tempo si seminavano le canape
par fa la stupa da far la tila da far i lanz
per far la stoppa da far la tela da fare i lenzuoli
h) ug giobia sant i baten i burj (5).
Al gioved santo battono gli alveari

i) San Martn martla. Kn anka rsp rspla (6)
San Martino martella (la campana). Chi non ha raccolto le castagne, raccolga

l) San Crl lva kudge i tri_ d farvr san Bias; i sogn' la gula.
San Carlo lava ?;il 3 febbraio San Biagio cura la gola.
San Barnrd g dsur ai tron
San Bernanrdo protegge dal fulmine.
San Barnard e san Simn d nan' gwrda di lamp e di trn; da k
San Bernardo e san Simone, d che ci salvino da lampi e tuoni; in casa
e d'ant ar bsk d ka t slva da la mrta.
e nei boschi di che ti salvi dalla morte.
Sant Ana l d sur al dn parturnte.
Sant'Anna protegge le donne partorienti
San Tarenz, kus g dsure g dsur al dulie.
San Terenzio per che cosa protegge, protegge alle doglie
San Jenis g dsur r ar ml kad.
San Genesio protegge dal mal caduco
San Rok g dsur a la psta e al pighe.
San Rocco protegge dalla peste e dalle piaghe
Santa Pulnia l' dsur ai kici
Santa Apolonnia protegge i denti
Santa Luzia l' dsur par ar ml' d' g ci.
Santa Lucia protegge per il mal di occhi.

m) Santa Ctrina mt al vc a la cascina.
Santa Caterina, rimette le vacche nella cascina.
Sant Antn gran ferdra, San Lurnzu gran kudra o yn o l tr pg u dra.
Sant'Antonio grad freddura, san Lorenzo gran calura; ma l'uno e l'altro duran poco.
San Lc i prta la prt'gla daptt, u vgn sn Simn i prta la
San Luca porta la pertica dappertutto; poi viene San Simone e porta la
prt'gla e r partagln.
pertica e il perticone (7).

n) 1) urecia bb kwanda t ciam t vgnir ar me cast ad dar i fighi;
Senti bb, quando ti chiamo verrai alla mia casetta e ti dar i fichi
ski kwand t vgnir ar m casn a d dar un bl tirn
secchi;quando verrai al mio casone ti dar un bel ? (turon = torrone?)
2) srulina serul dam Parid nt ar kas sut a 1 sc u gh fur d an
Serulina, serul dammi (?) Paretola dentro al casale (?) Sotto l'uscio
bsank. buna nta fantut.
c' bucato un foro, buona notte fantolino
3) Sant antn mandg u sunu.
Sant'Anotnio manda il sonno
kst' fg i n a bsgn.
Questo bambino ce n'ha bisogno
Sant Antn i g l mand.
Sant'Antonio glielo ha mandato
e stu fg i s durmnt.
E questo bambino s' addormentato
4) sra sra martin k sla.
Sega, sega Martin che slla (?)
sra la buta d la vinla.
Sega la botte del vinello (?)
rmai a n ps p srr.
Oramai non posso pi segare
ku l ura d marandar. kwark d bn turta frit e makarn.
Perch ora di merendare, qualcosa di buono, torta fritta e maccheroni.

II
LEGGENDE, RACCONTI, LAVORI CAMPESTRI
Gramola
 
La gramola

1) Ar kulru.
I desivn k dg tar vte ku l ra vgn r kulru. dg ra vgn
Si dice che una volta era venuto il colera, era venuto
a Mundlma e u Cis. I mrti i j purtiven via kun la bna (8)
a Motelama e al Chioso; i morti li portavano via con la bna
park i muriven tti e i n feiven a tmp a purtdgi an spla.
Perch morivano e non facevano in tempo a portarli in spalla.
e u g ra armso a dem di fg, yn par pagise. na fmna e
e c'era rimasto solo due bambini per paese, una femmina e un
an mask e nt la gsa d st Dgiuvan i g an purt via na
maschio e nella chiesa di San Giovanni hanno portato via una
kanpna grsa e la madna du Rusariu. i l'an purt antl la
campana grossa e la madonna del rosario l'hanno portata alla
gesa d Vle alura par st ni la Madna la g ft andr i
chiesa di Valle e allora la Madonna per 7 anni ha fatto andare
badgik n k e i gd vin par u tond. e u nebion fitu kin g vediven
i rospi in casa e gli giravano in tondo e un nebbia fitta che
gnanka par la via. p g an fat ar vutu d putla na vta l n ant
non ci vedevano neppure per la strada. Poi hanno fatto il voto di portarla una volta
all'anno nella sua chiesa di san Giovanni e se non ce la portavano era un brutto anno.

2) La Pilna (donna che rappresenta la Quaresima)
mt karisma u jbia i serivn la vcia. I se maskren e i se
A met quaresima di gioved, segavano la vecchia. Si mascherano e si
vestisen da brt. U vn la pilana con la ruka e r fs, la vn de
vestono da brutti. Viena la pilana con la rocca e il fuso, entra
drnt, la sd an k. La famidgia la disa ks la v kus la f.
dentro e si siede in casa. La famiglia dice cosa vuole, cosa fa.
La Pilna la disa kar mar ing d da manjar e ki la manda tta arbl.
La Pilana dice che il marito non le d da mangiare e che la manda in
giro tutta sbrindellata.
Fra u g r mar ki snta; alur i ven an ' k. e i g disa ku n'
Fuori c' il marito che sente;allora entra in casa e ci dice che non vero
veira ke l i n g d da manjar. Kl l kla va a zerkar yn e l'atru.
che lui non ci d da mangiare. Che lei che va a cercar l'uno e l'altro.
L la s'tra par tra malda. L i va fra a ciamr u dutr. u dutr
Lei si butta per terra malata. Lui va fuori a chiamare il dottore
i vn d'drntu. i la visita, i g urdna kwark. p i va ciamr
egli viene dentro e la visita, gli ordina qualcosa, poi va a
u nudr a vidr a ki la lsa. p i va ciamr ar pret.
chiamare il notaio per vedere a chi la lascia, poi va a chiamare il prete.
Ar prt i g d la bandizin' p dupu la pilna la grd n
Il prete le da la benedizione e poco dopo la pilana casca a terra
tra mrta. alur u vegn i sardri. yn i la skwdra, dy i la sran
morta; allora vengono i segantini, uno la squadra e due la segano
kn la sra. L ltme g u diwu kun la kampna e i krni.
col segone. L'ultimo il diavolo con la campana e i corni,
i s la pia an spala e i la prta via. p u g kwl ka g r
se la prende in spalla e la porta via; poi c' quello che ha il
kavgn i zerka dg' ss. p i s i rustisen tti ansm.
cavagno , cerca gli ossi e poi si arrostiscono tutti assieme.
 

Bugi

I bgi (alveari)

3) I bgi (9)
I bgi i bten. ny a pima n atr bdgiu a g l metma dsura.
Gli alveari ?? Noi prendiamo un altro alveare e ce lo mettiamo sopra
Po piem an pzon a g dma fgu. A g andma sutu, a g fma fmu.
Poi prendiamo uno straccio e ci diamo fuoco Andiamo sotto (all'alveare) e ci facciamo fumo
alura dg'ave la v' su drnt ar bgiu; p l pima al purtm arumb
allora le api vanno su dentro all'alveare; poi lo prendiamo e lo portiamo
kgl tr. dp amz yn; a pi u surfr al fg bujr kun na pza.
accanto agli altri; dopo ?? uno ; prendo lo zolfo, lo faccio bollire
p a dg fgu a la pza. uzu ar bgi. A gla met sutu. Dg'ave la mren.
con una pezza, poi do fuoco alla pezza, alzo l'alveare. Ce la metto sotto. Le api muoino.
Po a g kav la krusra. A tir dgj l patn de brska, ai pima, ai fma
Poi ci levo la crociera. Tiro gi la lastra di favo, lo prendiamo, lo facciamo
skoudr e r ml i kula e u g rmna la zra.
scottare (?) e il miele cola e ci rimane la cera

4) I knave (10)
Le canape
la van mis ant u lgu. p la vn mis al prd en cim. kwndes d sut a
vanno messe nel lago e poi ci van messi i sassi sopra; 15 giorno sotto
l igua. u vnta lavge. p u vnta destndie u su. kwdnd l'n' ste
l'acqua; bisogna lavarle, poi bisogna distenderle al solo; quando sono
a spaduldge kun la krava e la spadula
asciutte bisogna batterle con la "capra" e la "scotola"
p vnta gramulje. Po u ven l'arknzon a far i ligh.
poi bisogna gramolarle. Poi viene lo "arkunzon" che fa i fasci
i pia trnta centsmi ar kilu. u vn al done. la filen la stupa.la
prende 30 centesimi al chilo. Vengono le donne, filano la stoppa,
g an l kastagn en buka per spudre. La filen kun la ruka. u g'
hanno una castagna in bocca per sputare. Filano con la rocca
anzima la bargamina. po la gan a dvudgr ant la zigugnla. la mten
e in cima c' la bergamina; poi la avvolgono nel guindolo e mettono
j'as nt la bg. po i g tran 1' ygwa kuid a kntinur tut
le matasse nel bucato, poi ci buttano l'acqua fino (?) a continuar
la giurn feina mzanota. a mezant i g tran l' ygwa bugida. a l
tutta la giornata fino a mezzanotte; poi ci buttano l'acqua bollente
matina i la pien j e la vn a lavr nt ar kan. p l'advojen ant
alla mattina la turano gi e la vanno a lavare nel canale; poi l'avvolgono
ar gwndlu. po i la porten au tlr a fr la tila.La teila la kusta
nel guindolo; poi lo portano al telaio per fare la tela. La tela
sesanta centsmi ar braciu.U tlr g ra a la Nusa. La tila kwand
costa 60 centesimi al braccio. Il telaio cera a Noce. La tela quando
l' fta la prten ant ar kan, i la pisten kun er patn pur
fatta la portano al canale e la pattono con la spatola per
sgnacar i grpi. Po i g fan i lanz.I la pisten par frla
schiacciare i nodi; poi di fanno lenzuoli. La battono per farla
v'gnir panusa.
diventar morbida

Bucato
 
La pietra per il bucato
 

5) I knve.
la vgniven s i g metivn an maj're. i g ,fivn dla tila
Venivano su e le mettevano in mucchio. Ci facevano della tela
di lanz , kamije de knva. K'l'nd gi l knve sa na cinquantina d'
dei lenzuoli, camice di canapa.Che sono andate gi le canape sar una>
ani s par j. Ki a Vale dg'orti l'eran tte knve.Uter li da Pareid
cinquantina d'anni, suppergi; qui a Valle gli orti erano tutti a
li da l'rta dg' ran tti kanv.
Canapa. Anche li a Paretola, dalla salita, erano tutti canapai
Semnivn dal kanve la vgniven oit p d un mu. saknd l r
Seminavano la canapa e veniva alta pi di un uomo a seconda se era
ant ar bon anka kwin. Se l'ra tra buna la vgniven p oute e sl ra
nel terreno buono anche ??Se era terra buona venivano pi alte e se
tra an po' p grama la rman p bas, ma i ge kruviven de ldam e i
la terra era pi grama, rimangono pi basse, ma vi coprivano di letame
kanve la vegnivn.
e le canape venivano.(11)

NOTE
Le note in carattere Times sono di Edoardo Mori; le altre dell'autore Mario Rossi

1) L'autore Mario Rossi, originario di Rossano, nel 1962 viveva in Provenza e trascorse un certo tempo a Rossano per raccogliere il materiale per i suoi studi.Ci fece anche visita a Castoglio. Egli ha pubblicato una importante opera: Contribution à la methodologie de l'analyse linguistique avec application à la description phonétique du parler de Rossano, Lille 1973, 3 vol.

2) Con il termine "Genovese" si intende la zona della Val di Vara oltre la cresta del monte.

3) Qui, come in tutto il resto della trascrizione dell'articolo, ho dovuto modificare il sistema di trascrizione fonetica usata dall'autore perch impossibile da rendere con i normali caratteri di stampa. Ho usato i seguenti simboli;
= eu francese
= u francese
e = e finale quasi muta alla francese
s = s dolce
j = g alla francese.
Dg = g dolce molto palatale con la lingua che preme contro il palato.
Si noti inoltre: la n finale appena accennata alla francese; la u finale un suono intermedio
tra la u e la o, poco accennato.L'accento sulla vocale"e" indica se si pronunzia aperta o chiusa. Se vi era dubbio sulla posizione dell'accento tonico, ho sottolineato la relativa vocale
Il testo della traduzione in lingua italiana stato aggiunto da E.Mori; i punti interrogativi indicano miei dubbi sul significato della parola

4) I pian sono i terrazzamenti coltivati ricavati sul pendio di un monte; la scarpata tra l'uno e l'altro detto poggio talvolta sostenuto da una majra (muro a secco)

5) i burj forse di origine longobarda; voce da collegare col corso burchiu (vaso di terra) e coll'emiliano burg (cestino), vedi DEI s. v.; i bate'n i burj cio fanno rumore percuotendo vasi, pentole, suonando la karta (la raganella) e la lmga.
Giacch l'oggetto pi usato e pi caratteristico nella settimana santa la karta l'espressione i bate't i burj ha preso quasi esclusivamente il significato di "fanno suonare la raganella".
La gente di Rossano usa battere i brj pure per la scampanda, quando cio si sposa un vedovo: i giovanotti si radunano sotto le sue finestre per far schiamazzo.
La lmaga una grossa conchiglia (Tritone) che suona come una tromba. Un tempo se ne serviva ar kravru (il pastore di capre) per allontanare i lupi. La adoperava pure u soutru, ossia la guardia delle terre compascuali; i tromb ant la lmga kwand al vk l en nt i pr g j tri (suonano la lumaca quando le vacche vanno nei prati degli altri; il termine soutaru, dal latino saltuarius, si ritrova anche in Alto Adige come Saltner!)
A Montelungo di Pontremoli, i preti se ne servivano un tempo per chiamare i fedeli dal gioved al sabato santo.Oggi i contadini se la portano dietro quando vanno ant i cason a far seccare le castagne. La sera per ingannare il tempo suonano la lmga chiamandosi da un monte all'altra. Le antiche costumanze sono andate perdute, l'uso della lmga diventato quasi un gioco. Quest'uso pu risalire alla preistoria ligure e ricorda la buccina di cui si servivano i Liguri per convocare le assemblee popolari del pagus.

6) Quando raccolgono le castagne i contadini si servono della rsparola per rimuovere le foglie e i ricci.Il termine "ruspare" generico per indicare l'atto di grattare il terreno per cercarvi qualcosa, come fanno i polli.

7) San Luca, 18 ottobre, tempo di abbacchiare le castagne; San Simone le butta gi lui perch porta vento. In realt la pratica di abbacchiare le castagne era abbastanza rara e si faceva quando le castagne tardavano a cadere e si temeva che tardassero a cadere fino ai primi di novembre quando erano molto probabili le nevicate che le avrebbero coperte e gelate.

8) Il mezzo di trasporto agricolo di base il vi formato da due pali uniti a V; la punta viene infilata nel giogo dei buoi, mentre le due estremit posteriori strisciano a terra;circa a un metro prima della fine di ogni palo, vi viene fissato sopra un secondo palo come una prolunga; sia i primi che i secondi sono tenuti da traversini. Sopra questa base possono essere infilati dei listoni verticali infilati i un travetto fisato ai traversini per il trasporto di fieno o ramaglie (la "traggia") oppure pu essere sistemata una grossa corba di verghe di
castagno. L'insieme si chiana la bna, la quale serve a trasportare prodotti agricoli o letame.

La bna la benna, voce di origine gallica.
La Voce vi, la trovo italianizzata in viola nella" Stima dei redditi della parrocchia di S.Medardo e S. Giovanni", fatta da Anselmo Zambenari e Francesco Dodo, alla presenza del curato, ott. 1622 (Archivio Vescovile, Biblioteca Seminario, Sarzana): " di fieno una viola e mezzo".
La voce vi deriva da via. Vedi il romagnolo viol (viottolo) o l'antico
bolognese viola: quindi ar vi il carro o la slitta che passa sulla viola.

9) Fonte: Alfredo Bruzzoni . i bgi sono gli alveari ricavati da un tronco cavo lungo circa un metro e del diametro di oltre 60 cm. Forse da un bculu: ceppo di castagno vuoto. L'intero tronco vuoto il bsn. La voce bgu non sembra derivi direttamente da bugio che troviamo presso Dante col senso di vuoto e a Rossano sotto la forma bsu con lo stesso significato. Il tronco cavo era coperto con una piagna, cio una di quelle lastre di arenaria usate per coprire i tetti.
La breska il favo: probabilmente relitto mediterraneo che troviamo nel toscano settentrionale, nel romagnolo, nell'emiliano; vedi pure il sic. e calabr. prisca e l'antico francese bresche, v. DEI.

10) La canapa oggi non pi coltivata a Rossano. Questo vecchio mi racconta come un tempo veniva lavorata. A Castoglio vi un terreno chiamato I kanv.

11) Lo arknzn, quello che acconcia la canapa da cui tira i fili (i ligh).
La bergamina una specie di cappuccio di carta che va messo sopra la rocca per proteggere
la stoppa (da pergamena).
La zigugnla: dal lat. tardo cicoria (mazzacavallo): quindi il piemontese sivignola (manovella) e l'antico francese ceoignole (manovella) e l'odierno chignole, DEI s. v. La zigugnla una specie di guindolo fornito di manovella. II gwndl il guindolo sprovvisto di manovella. Cfr. il lat. medievale guindolino. Per lavare si usava una pietra, la bgarla. Ecco, a quanto mi disse una vecchia contadina, Cesira Malachina di anni 75, vivente a Montelama, come un tempo facevano il bucato: ar konkn dg'era fat d' tra kta, u skrzu dg' ra fat d' bakt kum an gu. Il metivn anzm a la bgarla ; la bgarla l' na prda ardnda un an pizukon bukir ', dnd a l andiva fra la lsa Il "concone" simile a un grande vaso da fiori con un diametro superiore fino di quasi un metro) era fatto di terra cotta; lo ?? era fatto d'una bacchetta (?) con un buco. Lo mettevano in cima alla pietra da bucato (una pietra tonda scavata per una decina di centimetri e con un becco di scolo, come un lavello) che una pietra tonda con un becco ?? da cui andava fuori la liscivia.