Enciclopedia delle armi - a cura di Edoardo Mori
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Il processo Knox e Sollecito e il processo Stasi

Sono stato fra i primi a diagnosticare che il processo contro Knox e Sollecito non sarebbe mai arrivato in fondo a causa degli errori commessi nella fase istruttoria. È quanto è successo per il delitto di via Poma, per il caso Fontanesi, e per altri già trattati. È impressionante come investigatori e pubblici ministeri non riescano a gestire decentemente un processo e come persistano ottusamente ad insistere a sostenere le loro convinzioni anche quando non sono capaci di portare le prove a sostegno. Ed è altrettanto impressionante come dei collegi giudicanti rifilino condanne senza porsi il problema di che cosa deve essere la prova nel processo penale. Siamo ancora al criterio medievale per cui se il giudice si convince dentro di sé che l'imputato colpevole, fa bene a condannarlo.
Un caso analogo sarà probabilmente quello di Stasi. Egli è stato assolto in primo grado e condannato dalla corte di appello. L'estensore della sentenza di appello ha scritto una sentenza approfondita e in ottimo stile, ma che sembra più un romanzo che una sentenza. Infatti è solo un castello di carte ben costruito, ma sempre fragile, come ogni costruzione basata non su dati certi ma solo su dati probabili secondo il convincimento dei giudici. Un dato sostiene l'altro, ma se cade uno, cadono tutti. Nel caso Stasi non è mai stato individuato un movente; i giudici si sono inventati che siccome l'imputato ogni tanto si guardava delle foto porno su Internet (a me la scorsa settimana è capitato di dover lavorare per eliminare dal mio computer un virus che mi apriva in continuazione pagine porno!), ciò ovviamente comportava che egli pretendeva dalla fidanzata prestazioni porno e che siccome essa si rifiutava l'ha uccisa. Bella pensata che dimostra solamente che il giudici ritengono che si possa uccidere ogni amica che rifiuta il sesso orale! Non è più normale pensare che se così fosse stato, l'imputato si sarebbe cercata una fidanzata più disponibile?
Il processo poi è viziato da un irrimediabile errore di fondo. L'imputato ha subito dichiarato di avere un solido alibi perché al momento dell'omicidio aveva lavorato al computer. Gli investigatori hanno preso il computer e ne hanno distrutto il contenuto e così l'alibi dell'imputato è saltato! Ora tutti coloro che non sono affetti da orchite cerebrale, capiscono che il giudice non può fare spallucce e dire "pazienza, ne facciamo a meno!". In qualunque sistema giudiziario serio una prova dedotta dall'indagato e distrutta dall'accusa deve essere considerata come esistente.

Vi è un altro aspetto che viene regolarmente dimenticato: i parenti delle vittime. Essi vengono coinvolti nelle stranezze istruttorie dei pubblici ministeri, vengono illusi che giustizia stia per essere fatta, vengono convinti a costituirsi parte civile nel processo, e alla fine si ritrovano con un pugno di mosche dopo aver speso decine di migliaia di euro in avvocati e periti.
Una giustizia seria eliminerebbe l'istituzione della parte civile perché non ha senso che vi sia un privato che agisceed insiste per far condannare una persona che si deve presumere innocente fino alla condanna. Vien da pensare che il legislatore si sia reso conto dell'incapacità dei suoi pubblici accusatori ed abbia sperato che essi venissero soccorsi dall'accusatore privato!
Ma se anche si vuole che nel processo vi sia la persona che ha diritto al risarcimento del danno, essa dovrebbe limitarsi esclusivamente a svolgere tutte quelle azioni derivanti da una condanna, ma è assurdo che essa lotti per far condannare l'imputato. Chi garantisce che gli non lotti solamente per i soldi e che per essi sia dispostissimo a far condannare un innocente?

Per capire come la magistratura in generale, dalvo lodevoli eccezioni, si sia ridotta ad una banda di incapaci, capitanati  da PM che hanno preso gusto nell'esercitare un potere che non gli spetta, tutti buoni solo a combattere l'intelligenza, si legga su Repubblica  del 30 marzo l'intervista al Giudice Claudio Pratillo Hellmann che ebbe l'ardire nel 2011, come presidente della Corte di Assise di Perugia. di assolvere Amanda Knox e Raffaele Sollecito:  è stato linciato moralmente dai colleghi, isolato come un lebbroso, bocciato per il posto di presidente del Tribunale. Purtroppo in un tribunale piccolo troppi colleghi, dai PM, ai GIP, ai vari componenti dei tribunali del riesame che avevano sostenuto le tesi dei PM, si sentivano offesi dal fatto che qualcuno si fosse permesso di scoprire che il re era nudo e che il castello accusatori era un castello di carte, basato sulla incapacità della polizia scientifica e di chi si era affidata ad essa. Da uomo serio ha preferito andarsene in pensione in anticipo!
Forse, pensando ai suoi ex colleghi, gli sarà tornata alla mente questo bel pensiero di Schopenhauer
"Tutti i sorprendenti ed eclatanti esempi di cattiveria, malvagità, tradimento, trivialità, invidia, stupidità e perversità che uno deve subire e sopportare non vanno buttati al vento, bensì utilizzati come alimenta misantropiae. Vanno continuamente richiamati e rievocati per avere sempre davanti agli occhi le reali qualità degli uomini e per non compromettersi in alcun modo con loro. Si troverà infatti che spesso frequentavamo già da anni quelli con cui abbiamo fatto esperienze del genere senza che li credessimo capaci di tanto, e dunque è stata solo l’occasione che ha consentito di distinguerli. Quando si comincia a familiarizzare con qualcuno, bisogna sempre pensare che, una volta conosciutolo meglio, probabilmente lo si dovrebbe disprezzare o odiare."

28-03-2015

 


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