Enciclopedia delle armi - a cura di Edoardo Mori
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Errore giudiziario a Mantova (uno dei tanti)

Dalla Gazzetta di Mantova del 25 settembre 2010
Sedici giorni di carcere e 44 agli arresti domiciliari per un errore giudiziario: i quattordici proiettili di fabbricazione jugoslava trovati dai carabinieri nella cantina del suo locale di via Broletto non erano munizioni da guerra ma da caccia. Il che è comunque un reato, ma risolvibile con un ammenda, il pagamento di 170 euro. Non certo con le manette e il carcere. Marco Restani, 40enne gestore dell'Antica Trattoria Broletto, chiederà un risarcimento allo Stato.
«Finire in carcere è stato un incubo - spiega il ristoratore - a distanza di un anno non è ancora finita. Sono in cura dallo psicologo: insonnia, ansia e paure sono diventate la mia compagnia quotidiana». Non è tutto. Restani lamenta anche danni all'attività, a partire dalla perdita di clienti seguita al suo arresto. «Dobbiamo ancora quantificare con precisione il danno - spiega il suo legale, l'avvocato veronese Guido Beghini - ma non chiederemo meno di 500mila euro».
Torniamo al profilo di quello che appare in tutto e per tutto un marchiano errore giudiziario. A partire dall'arresto, avvenuto il 4 agosto 2009, quando i carabinieri - a seguito di una segnalazione - avevano perquisito il ristorante e trovato nella dispensa un pacchetto di proiettili. «Munizioni da guerra» avevano scritto sulla relazione. Lo stesso giorno Restani passava la sua prima giornata dietro le sbarre.
Il seguito è vicenda già passata sulle cronache del nostro giornale: l'avvocato si rivolge al tribunale della libertà di Brescia per l'istanza di scarcerazione (che verrà accettata il 19 agosto) e chiede l'intervento di un esperto di balistica. Inequivocabile l'esito della perizia: i proiettili sequestrati nel ristorante non sono da guerra. Cosa che per il ristoratore produce - ma soltanto il 21 settembre - la revoca degli arresti domiciliari. Anche la procura si muove. Sei giorni dopo l'arresto il giudice delle indagini preliminari chiede ai carabinieri del Reparto investigazioni scientifiche di Parma una perizia sui proiettili. 
Il Ris lavora a ritmo accelerato. Dopo solo otto giorni, il 18 agosto, c'è il risultato, lo stesso della perizia balistica di parte: le munizioni sequestrate al ristorante sono da caccia. Il giorno dopo Restani viene scarcerato, ma non è ancora libero: dovrà trascorrere ancora oltre un mese agli arresti domiciliari.  La perizia del Ris, che avrebbe potuto evitare a Restani tutto il periodo di detenzione a domicilio, viene depositata in procura il 26 agosto, come testimoniano i timbri impressi sui fogli del rapporto.
Ed ecco un'altra inspiegabile circostanza: il pubblico ministero prende visione del rapporto del Ris soltanto il 21 settembre, quindi ad oltre un mese dalla conclusione della perizia favorevole all'imputato. Perché il fascicolo è arrivato con oltre tre settimane di ritardo sul tavolo del magistrato? Difficile capirlo. «Questa è una giustizia tritacarne: faremo un'azione anche contro il pubblico ministero» promette l'avvocato di Restani.
Fine articolo
Questa purtroppo è una situazione che si è verificata in una decina di casi di cui soon stato informato: errore iniziale di una persona incompetente che scatena una serie di errori da parte dei giudici (parlo in generale, senza distinguere fra PM e GIP).
Un errore giudiziario non si ha solo quando si condanna un innocente, ma anche quando gli si fa fare un giorno di galera non dovuto, quando lo si fa finire sul giornale come un delinquente, quando lo si indaga senza avere in mano alcun elemento.
Ma che legge applicano quei giudici che si fidano  di ciò che gli racconta l’appuntato Cacace? Ma in quale legge trovano scritto che un incensurato commerciante che detiene una scatoletta di cartucce  è un soggetto pericoloso che è necessario privare  della libertà? Ma sono così impreparati da non sapere che le gravi pene sulle armi da guerra vogliono punire chi detiene bombe, mine, bazooka, mitragliatrici e non certo chi ha cartucce con una scritta che l’appuntato Cacace non riesce a capire? E dove sta il “pericolo di reiterazione nel reato” di fronte ad un incensurato sano di mente? Credono davvero che appena uscito dal carcere correrà a comperarne un'altra scatola?
È mai possibile che in Italia se l’appuntato Cacace mi arresta accusandomi di detenere 20 grammi di cocaina che invece è zucchero in polvere, devo attendere in carcere che un perito dichiari che è proprio zucchero? Dice la legge che per tenere in carcere una persona ci vogliono gravi indizi; di grave in un caso del genere vi è solo che dei giudici ritengano che le affermazioni tecnico-giuridiche dell’appuntato Cacace costituiscano un indizio! I giudici sono pagati per controllare l'operato delle forze di polizia e garantire i diritti del cittadino, non per fare i reggicoda alle statistiche dell'appuntato Cacace!
È mai possibile che un giudice non  sia in grado di valutare una perizia di parte in cui sta scritto che le cartucce sono comuni e che incarichi il RIS di fare una seconda perizia; e perda due mesi per leggere una perizia che qualsiasi armaiolo gli avrebbe fatto in 10 secondi dicendogli "ma le vendo anch'io!"? A parte il fatto abbastanza ridicolo di giudici (quasi tutti) che pongono ai periti un quesito giuridico come quello se una certa cartuccia è da guerra; al RIS sanno dire di che cartuccia si tratta, ma se è da guerra o meno ha il dovere di saperlo il giudice che è pagato profumatamente per conoscere le leggi, anche quelle sulle armi.

Bolzano, 6-10-2010

 


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