Enciclopedia delle armi - a cura di Edoardo Mori
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Hannibal Lecter torna a casa - La chiusura dei manicomi giudiziari

Nel pubblico vi è una scarsa conoscenza dei disturbi mentali. Basti leggere tutti i giorni ciò che scrivono sciocchi giornalisti i quali, di fronte a delitti commessi da un depresso, si affannano a cercare il movente del delitto! E così avviene spesso che persone affette da gravi disturbi vengono considerate normali dai familiari e solo un po’ “originali” dai conoscenti.
Ai fini pratici la classificazione dei disturbi mentali è molto semplice, fermo restando che la realtà è molto complessa, che i margini fra le varie figure non sono netti, ma si sovrappongono, e che vi sono forme miste. Quelle che seguono rappresentano le categorie tipiche.
Le nevrosi costituite da ansie, fobie, ossessioni, angosce, che non incidono sulla capacità di ragionare del soggetto, ma che lo rendono spesso “pesante” da sopportare e che possono, a seconda dei casi, limitare o esaltare le sue capacità operative. Sono quelle persone a cui diciamo "non fare il nevrotico e l'isterico". L’ansia può essere l’anticamera della depressione e di grai ossessioni maniacali.
La depressione è una malattia vera e propria che va da forme lievi a forme gravi e che provoca una tale sofferenza mentale da poter sfociare nel suicidio: chi ne è soggetto vede tutto nero, comincia a pensare che nella vita non vi sia momento di felicità, che nessuno lo ami, piange ed è triste, cerca di attribuire il suo stato di infelicità ad altri. La concentrazione della mente solo su pensieri negativi diventa un delirio che porta al suicidio; spesso questo è “allargato” e porta alla soppressione anche dei familiari o di persone presenti (autista di autobus o pilota di aereo che provoca un incidente mortale con tutti i passeggeri, condominio che salta con i suoi abitanti). La depressione è talvolta “reattiva”, ad esempio per problemi economici, ma sorge solo su di un terreno predisposto. Il depresso molto spesso nasconde la sua depressione, che si presenta a cicli, e spesso la decisione di suicidarsi è improvvisa. Da ciò la difficoltà di prevenire i comportamenti distruttivi. Purtroppo anche gli psicofarmaci spesso riducono l’ansia, ma dànno più coraggio per atti estremi.
Forma particolare è il cosiddetto disturbo bipolare in cui la depressione o la nevrosi si abbina alla schizofrenia con forme maniacali (psicosi maniaco-depressiva).
La schizofrenia è un grave disfunzione mentale che compromette le capacità del pensiero: chi ne è affetto sente voci, percepisce onde radio marziane, pensa che gli altri leggano il suo pensiero, si agita per paure infondate, fa discorsi sconclusionati, si crede il messia o Napoleone. In sostanza è affetto da un delirio irrazionale. Ha gravi difficoltà a lavorare e diventa pericoloso perché spinto dal delirio ad atti inconsulti, come uccidere il suo vicino perché è il diavolo o un extraterrestre.
La paranoia si manifesta invece come un delirio razionale; il paranoico crede di essere vittima di un complotto o di tradimenti e crea  una costruzione del tutto irrazionale salvo che egli basa le sue conclusioni su presupposti o fatti del tutto inesistenti o insignificanti (mia moglie ha un amante perché quando sono entrato in casa ho sentito una porta cigolare e mi ha fatto un sorrisetto strano).  La forma più frequente è quella di chi crede di essere perseguitato; talvolta il delirio riguarda un settore molto ristretto e al di fuori di esso il malato appare del tutto normale. Il paranoico può divenire pericoloso perché può uccidere chi ritiene autore delle persecuzioni. Molti paranoici sono querulomani e riempiono gli uffici giudiziari di denunzie calunniose o infondate (accuse di mobbing, violenze sessuali, appartenza ad organizzazioni criminali, ecc.). La gelosia può assumere forme paranoiche.
Ognuna di queste forme di sofferenza mentale può combinarsi in vario modo con le altre e spesso è difficile applicare una precisa etichetta, salvo che nei casi eclatanti.
Al di fuori di questi disturbi si pone la psicopatia in cui la capacità di ragionare è integra, ma il soggetto tiene comportamenti antisociali violenti e sadici, con totale sprezzo delle sofferenze altrui; egli segue i suoi impulsi, si autogiustifica per ogni nefandezza, è astuto nel non farsi scoprire. Sono i killer, i pedofili, i violentatori sessuali, gli esibizionisti, i piromani, ecc. Qualcuno ha scritto che molti politici presentano lati psicopatici. Gli psicopatici non possono essere curati con psicofarmaci. Anche la pena ha spesso poco effetto per la loro insensibilità e per la possibilità di esplicare i loro istinti violenti anche nell'ambiente carcerario.
Il nostro codice penale, basato sull’ottima scuola criminologica italiana dei primi decenni del novecento, aveva dato una soluzione molto ragionevole al problema del trattamento penale di questi  soggetti in questi termini:
- chi per malattia mentale agisca spinto dal suo delirio  è dichiarato totalmente infermo di mente, non viene condannato ad alcuna pena, ma, se vi è il pericolo che commetta nuovamente altri reati, viene ricoverato in un manicomio giudiziario per un periodo massimo di 10 anni, dopo il quale si deve accertare periodicamente se è meno la sua pericolosità.
- chi per malattia mentale agisce sulla base di un delirio  di minor gravità, viene dichiarato seminfermo di mente, la  pena viene ridotta  e dopo averla scontata  il reo deve trascorrere un periodo massimo di tre anni in una casa di cura e custodia.
- lo psicopatico rientra fra i delinquenti per tendenza, è ritenuto capace di intendere volere, la pena è aumentata e dopo la pena il reo viene inviato ad una casa di lavoro o ad una colonia agricola per un periodo minimo di tre anni; la misura di sicurezza viene revocata solo se è venuto meno il pericolo di reiterazione.

Questo sistema presentava due problemi: il primo che molti grossi delinquenti si comperavano lo psichiatra, si facevano dichiarare seminfermi e se al cavavano con pene molto ridotte. Il secondo che i giudici non se la sono mai sentita di chiarire il concetto di delinquente per tendenza e non  hanno mai riconosciuto questa categoria di delinquenti:, e purtroppo spesso hanno riconosciuto la seminfermità e la diminuzione di pena, proprio ai delinquenti più pericolosi e  irrecuperabili in base alla logica infantile secondo cui se uno commette un grave reato, un po' matto lo deve essere senz'altro!
E, come se non bastasse, la Corte Costituzionale, abilissima nel distruggere leggi che poi nessuno si preoccupa di sostituire, ha dato sciabolate devastanti su tutte queste norme concernenti le misure di sicurezza che ora sono quasi disapplicate con un sistema punitivo e capace di prevenire i crimini assolutamente ridicolo. Ormai Il presupposto logico da cui parte la corte costituzionale sembra essere quello di ritenere più importante la tutela di un singolo svantaggiato anche se ciò va a scapito di migliaia di singoli che si trovano ad essere ben più svantaggiati del primo!
Ciò significa che nel nostro ordinamento manca un sistema che consenta di controllare le persone pericolose:
- se uno è matto, ma non ha ancora ammazzato o cercato di ammazzare qualcuno, al massimo può essere trattenuto in ospedale per due o tre giorni, giusto il tempo di calmarlo con psicofarmaci;
- se ha ucciso ed è prosciolto perché totalmente infermo di mente va in manicomio giudiziario solo se socialmente pericoloso; ma in ogni momento uno psichiatra può dichiararlo matto non pericoloso e mandarlo a casa; e va  subito a casa,   senza passare per il manicomio, se ritenuto non più pericoloso!
- la stessa cosa accade se è stato dichiarato seminfermo di mente.
- se uno è psicopatico, possono passare anni prima che  commetta abbastanza reati per dover finire in carcere (una volta si scontava la pena; ora è la pena ad essere superscontata!) e non esistono misure per impedirgli  di delinquere nuovamente; siamo uno dei pochi paesi in cui il dr. Hannibal Lecter avrebbe buone possibilità di uscire dal carcere in prova e di mangiarsi un suo paziente! È successo già più volte con omicidi.

Nel dopoguerra si è cominciato a studiare nuovi farmaci contro le malattie mentali.
Nel 1953 veniva distribuita la Clorpromazina utile contro la schizofrenia, nel 1963 il Diazepam utile contro l'ansia, nel 1987 il Prozac contro la depressione. L'impiego di questi farmaci presenta molti problemi per vari motivi:
- hanno moltissimi effetti collaterali e devono essere accuratamente tarati sulla situazione corrente del paziente;
- non servono per curare, ma solo per tenere sotto controllo la malattia perché rimane costante il rischio di ricadute
- devono essere somministrati a persone le quali non sono in grado di comprendere il motivo per cui li devono assumere; e, in quei casi in cui lo comprendono, basta un minimo turbamento per far loro sospendere la cura.
Vale a dire che sono farmaci ottimi per controllare il malato in ambiente protetto (infatti venivano indicati come "camicia di forza chimica" o "lobotomia chimica"), ma che presentano aspetti problematici al di fuori di essi.
A seguito di questa evoluzione terapeutica prendevano piede quelle teorie, in Italia rappresentate dallo psichiatra Basaglia, il quale sosteneva la possibilità di trattare i malati di mente anche al di fuori dei manicomi. Queste teorie si realizzavano con la legge 180 del 1978 che chiudeva i manicomi, legge molto teorica che buttava sulla strada migliaia di ricoverati senza provvedere al loro successivo trattamento. La legge infatti ignorava cose  essenziali:
- che vi sono forme gravi ed incancrenite di malattia mentale che è utopistico pensare di riuscire a controllare;
- che il malato mentale ha bisogno di essere seguito da personale esperto e occorrono molte strutture sul territorio per svolgere questo compito, strutture del tutto insufficienti anche oggi;
- che in un reparto ospedaliero per i malati psichiatrici occorre un adeguato numero di posti perché questi richiedono cure che non si possono esaurire in tre o quattro giorni, come ora avviene persino per i malati chirurgici;
- che i parenti di un malato psichiatrico l'ultima cosa che vogliono è di avere il malato in casa perché è fonte continua di problemi e di tensioni; molto spesso si ammalano anche loro.
L'effetto pratico immediato della chiusura dei manicomi, fu che migliaia di malati mentali si trovarono a fare i barboni e che vi fu un'impennata di suicidi fra di essi: i malati invece di essere affidati a strutture competenti ed adeguate erano stati affidati al territorio.

Restava il problema dei manicomi giudiziari in cui si trovano custoditi soggetti con malattie mentali e che hanno commesso gravi reati, nonché alcuni psicopatici considerati incapaci di intendere e volere da psichiatri e giudici poco esperti. Persone comunque per definizione da considerare pericolose. In qualunque paese serio si sarebbe preso atto che il manicomio giudiziario rappresentava ormai una soluzione superata e si sarebbe studiato e come regolare da un punto di vista nuovo la materia, con una legge ben studiata, perché non è che Basaglia avesse eliminato il problema di che cosa fare delle persone incapaci di intendere e di volere, ma pericolose. Ed invece i nostri politici italiani, spesso anche loro incapaci di intendere o di volere, salvo che quando si tratta di denaro, pericolosi, e spesso un poco psicopatici, si sono gingillati per trent'anni senza arrivare ad alcuna soluzione sensata: i manicomi giudiziari vengono chiusi, i ricoverati escono e "che serà serà". Ormai, leggendo le cronache, pare che il ragionamento tipico di psicologi e giudici di sorveglianza in materia di persone pericolose sia questo: siccome noi non siamo capaci di stabilire se una persona che ha comesso undelitto sia o meno ancora pericolosa, noi lo mettiamo fuori; se ammazza un'altra persona o violenta un altro bambino, vuol dire che è ancora pericolosa!
Personalmente non so, e a quanto pare non lo sa nessuno, quanti di questi ricoverati siano effettivamente pericolosi, ma non mi pare che si possa fare a meno di un concreto accertamento persona per persona. E di certo bisogna stabilire fin d'ora che cosa si dovrà fare in futuro di un pazzo omicida che non deve scontare una pena detentiva.
Io una proposta che l'avrei: siccome vi è una legge che obbliga alla assunzione di portatori di handicap gli enti, perché tutti i liberati dai manicomi giudiziari non li mandiamo a lavorare negli uffici dei partiti politici fino al momento in cui non verrà fatta una nuova legge che tuteli adeguatamente la società? Così capiscono che cosa vuol dire avere in casa un pazzo pericoloso per quei parenti che alla sera si chiudono in camera a chiave, con la paura che il loro congiunto li massacri di notte, o per quei condomini che devono evitare di incontrarli sulle scale o in ascensore!

 


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