Enciclopedia delle armi - a cura di Edoardo Mori
    torna indietro
 

Home > Menu 1 > Sottomenu > Documento

back

Il futuro ci insegue - Previsioni sul nostro futuro

Quando nel 1932 Aldous Huxley scrisse il suo romanzo fantascientifico Un bel mondo nuovo, ambientato verso il 2500, immaginò una società divisa in tre caste in cui la maggior parte della popolazione appartiene alla casta inferiore di coloro che si devono occupare dei lavori umili, geneticamente selezionati a ciò, ma anche predisposti ad adattarsi alla loro situazione e liberi da ogni problema: alimentazione sufficiente, divertimenti assicurati, tessera a punti per il sesso, pillola che rende felici. La prima casta è invece composto da soggetti creati e addestrati per comandare, la seconda casta, un po’ meno capace forma i loro aiutanti, la loro burocrazia.
Nel 1958 Huxley pubblicò un saggio in cui ammetteva di essersi sbagliato: il mondo che aveva previsto dopo cinque secoli si stava già realizzando sotto i suoi occhi! Il mondo già era costituito da una massa enorme di persone incolte, priva di ogni ideale, ma contente già per il solo fatto di mangiare, fare sesso, assumere droghe leggere, divertirsi con musica, televisione, cinema e spettacoli sportivi, tutto di basso livello.
Egli non aveva previsto, neppure nel 1958, una cosa che avrebbe impresso un’accelerazione impressionante alla storia: l’avvento dell’era digitale.
I tempi dell’evoluzione scientifica sono diventati sempre più rapidi; ciò che per Jules Verne alla fine dell’ottocento era fantascientifico, era già realtà cinquant’anni dopo. I film di fantascienza degli anni 70 presentano come futuristiche apparecchiature che già ora ci appaiono obsolete. L’invenzione del transistor che ha consentito la miniaturizzazione delle apparecchiature elettroniche e che ha aperto la strada ai computer da casa, ha portato alla informatizzazione inarrestabile della società umana.
Nel giro di pochi anni si è arrivati al punto che ogni informazione si diffonde quasi istantaneamente in tutto il mondo, che ogni momento della vita umana può essere controllato, più o meno legalmente, che ogni persona è soggetta ad un tale flusso di informazioni incontrollate ed incontrollabili da divenire incomprensibile ed ingestibile, che chiunque può trovare uno spazio per manipolare altre persone per i propri fini politici od economici, che stanno per scomparire lavori tradizionali e che se ne creano dei nuovi, destinati anch’essi a sparire rapidamente, eccetera, eccetera. Con il grave problema però che la stessa rapidità dei cambiamenti li rendono imprevedibili e incontrollabili.
Ormai è chiaro che ci avviamo ad un sistema digitale al 90% che farà crollare il sistema di contatti umani diretti in uso da millenni e il mondo di carta che li ha sostenuti.
Ciò che più sorprende è come i politici del mondo siano incapaci di affrontare questa realtà e restino aggrappati al passato proprio come nell’ottocento i carrettieri ed i vetturini protestavano contro le automobili. Con la differenza che essi allora avevano a disposizione decenni per convertirsi all’automobile, ora nel giro di pochi anni o mesi ci si troverà disoccupati e senza alternative. Del resto essi non sono mai stati in grado di capire che l'aumento frenetico della popolaziome mondiale e la prima causa del dissesto ecologico e che non è sostebile. La conseguenza è che l'umanità vittima dell'istinto primordiale alla riproduzione, corre verso la rovina con lo stesso livello di intelligenza di un branco di lemming.

Molto deriva semplicemente da ignoranza; pensiamo al caso della giustizia tedesca che ha ordinato a Google di rimuovere il risultato di una ricerca e cioè una vecchia informazione che danneggiava un tizio! Come se se le ricerche potessero essere fatte solo con Google e come se questo potesse avere i mezzi per sapere se ogni risultato pubblicato fa o meno piacere a qualcuno. Semmai la giustizia tedesca doveva trovare la banca dati dove c’era l’informazione corretta, ma superata, e vedere se il diritto del paese ove si trova la banca dati consenta di eliminare l’informazione.
Ma ben più grave è la resistenza dovuta al fatto di non essere in grado di adeguarsi al nuovo mondo, un mondo in cui prevale la legge dei grandi numeri. La cosa importante è avere visibilità, farsi conoscere, entrare nel mondo del passa parola di Internet (vedi social network), ma poi chiunque può incontrare qualcun altro interessato ai suoi prodotti o alle sue idee (anche criminali) e può trarne vantaggio. È vero che manca un controllo e una critica, ma questo deriva automaticamente dai grandi numeri. È dimostrato che quando si raccoglie un’opinione da migliaia di fonti, la media di esse è indicativa di un valore reale. Si vedano ad esempio quei siti in cui si valutano alberghi o ristoranti; è vero che vi sono valutazioni compiacenti, che vi sono valutazioni negative e interessate di concorrenti, che vi sono valutazioni di incompetenti, ma dalla massa delle notizie emerge chiaramente se il locale è soddisfacente o no, almeno secondo il turista di massa. Questo fenomeno è un po’ preoccupante solo sul piano politico perché la rete tende a dar peso al pensiero della massa la quale non è in grado di districarsi fra le informazioni che riceve e quindi trae delle conclusioni puramente emotive. La politica dovrà preoccuparsi affinché non avvenga che referendum on-line, lanciato sull’onda di situazioni particolari, vengano spacciati come la volontà del popolo. Purtroppo il popolo non è in grado di capire pensieri molto semplici come quello che non è possibile avere la botte piena e la moglie ubriaca!

Vediamo gli esempi più eclatanti.
- I mezzi digitali limiteranno sempre di più la privacy di ciascuno di noi; in un mondo di microspie, registratori, droni, di videocamere sempre più microscopiche ed efficienti, in un mondo in cui ciascuno potrà girare con un paio di occhiali che tutto vedono tutto registrano, in un mondo in cui i movimenti di una persona possono essere tracciati in più modi, è chiaro che bisogna ripensare completamente il concetto di privacy (sarà difficile sostenere che uno ha diritto alla privacy per tutto ciò che fa in luogo pubblico) e faranno ridere tutte le attuali misure che si preoccupano di tenere riservate cose che poi si possono facilmente scoprire su Internet.
- Gli acquisti avverranno sempre più spesso on-line e arriverà al momento in cui si potrà tranquillamente ordinare un prodotto in Cina, a metà del prezzo corrente da noi, e vederselo arrivare a casa dopo una settimana.
- Il prodotto tipografico, giornali e libri, diventerà sempre più un prodotto di nicchia per gli appassionati e tutta l’editoria diventerà digitale.
- Sarà impossibile garantire a molti soggetti che godono di una tutela burocratica del loro lavoro, di conservare questa specie di privilegio.
Pensiamo ad esempio ai tassisti tutelati da un sistema di licenze ottocentesco, contrario ai principi della libera concorrenza. Basta un semplice programmino per cellulare (Uber)  e un minimo di organizzazione per farlo saltare. Chiunque può mettersi in contatto con una rete di persone disposte a trasportarne altre con la propria auto e in tempo rapido ci si ritrova la macchina con autista sottocasa. Forse non sarà ben assicurato, forse non sarà un gran conducente, forse cercherà di fregarci, ma il sistema funzionerà perché sarà più economico, più rapido e più agile. E, cosa molto importante, in un mondo in cui i cambiamenti di lavoro saranno sempre più rapidi, consente a qualcuno di sopravvivere.
Pensiamo al sistema alberghiero, ben controllato e affidabile. Ma chi può impedire, come già avviene (Airbnb), di organizzare una rete di persone disposta ad affittare una stanza, anche per una sola notte, al primo che si mette in contatto con lui con il suo telefono?
Pensiamo a tutti i rapporti con banche, assicurazioni, trasporti, che stanno per essere trattati tutti con mezzi digitali e tra breve sarà una cosa normale parlare con una signorina virtuale in tre dimensioni; la stessa carta moneta e le monetine non avranno vita lunga perché la maggior parte dei pagamenti avverrà con mezzi elettronici.
Pensiamo ancora al sistema della prostituzione; che senso ha preoccuparsi di case chiuse e altri sistemi medievali quando ormai qualunque sito al di fuori dei nostri confini può organizzare incontri sessuali senza problemi? Gli svizzeri, con il loro noto pragmatismo, lo hanno capito da tempo ed consentono alberghi ben attrezzati in cui qualunque donna affitta una stanza per il tempo che crede e poi ci riceve chi vuole. Perché si sono resi conto che l’unica cosa che si può e si deve controllare è che la signora paghi le tasse e che non sia in un giro criminale!
È possibile che con questo sistema molti trovino il sistema per guadagnare in nero, che molte attività pongano la loro sede in paradisi fiscali, ma sono fenomeni per cui bisogna studiare soluzioni nuove, che non può trovare chi è ancora aggrappato al sistema dei gabellieri e dei dazieri. Ad esempio il sistema attuale in materia musicale, come noto, serve più a tutelare la Siae che non gli autori; questa incassa tasse sul CD, percentuali sull’esecuzione di brani musicali, in un sistema da gabellieri medievali che non garantisce affatto che i soldi vadano all’autore o all’editore del brano.

Si potrebbero fare decine e decine di esempi, ma vediamo quella che è la situazione in cui già il sistema digitale ha distrutto ogni schema. Parliamo del diritto d’autore.
Quello che è successo è chiaro e prevedibile: ogni cosa che si può vedere o sentire mediante un apparecchio elettronico può essere anche copiato, riprodotto, ridistribuito. Nel momento in cui esce un CD da inserire in uno stereo, quella musica è praticamente già pubblica. E così per un film o per un libro digitale. Per un libro stampato qualche difficoltà in più, ma i mezzi moderni consentono di riprodurlo e diffonderlo con un lavoro di pochi minuti. Il sistema del futuro sarà di spostare in rete, su spazio messo a disposizione da grandi imprese, sia i nostri dati che i programmi per elaborare. È chiaro che non si potrà mai vietare di condividere ciò che si è messo in rete con altre persone
Non ci vuol molto a capire che è finito il tempo in cui un autore di musica poteva sfruttare il suo orticello controllando rigidamente che un suo brano non venisse suonato in una balera sui prati senza il pagamento di un balzello. Ormai il mercato è globalizzato, un prodotto che vale ha un mercato 10.000 volte più vasto di quello di una volta, ma l’autore non può pretendere di guadagnare 10.000 volte tanto! La globalizzazione digitale significa che quello che prima egli vendeva a 50 euro a 1000 persone, ora lo deve vendere ad un euro a 50.000 persone (ed a quel prezzo è preferibile comparare il brano originale che non una copia pirata). Significa anche che è meglio che un milione di persone lo senta gratis e che poi 50. 000 lo comperino, piuttosto che tenerlo segreto e poi venderlo o poche migliaia di persone.
Quanto il sistema attuale sia persino contrario agli interessi culturali del mondo, lo dimostra ciò che gli editori e le società che li tutelano hanno escogitato. A livello mondiale  in materia di diritto d’autore sulle opere letterarie: esse sono tutelate e quindi non liberamente pubblicabili fino a settant’anni dopo la morte dell’autore! Il che significa che può essere ancora vincolata un’opera scritta da un ventenne nel 1890! Il che significa che abbiamo un patrimonio enorme di cultura bloccato nelle biblioteche e che non può essere messo nella libera disponibilità della cultura mondiale. Cosa di assoluta stupidità perché, salvo rarissime opere letterarie di grandi autori, tutti gli altri testi ben difficilmente vengono ripubblicati; specialmente le opere scientifiche, che un tempo potevano essere valide per una decina d’anni ed ora sono già vecchie dopo un paio di anni. Per quale motivo non deve essere liberamente riproducibile senza fine di lucro un’opera che chiaramente non verrà mai più ristampata? Perché mai non si deve presumere che l’autore sia ben felice che l’opera da lui scritta venga ancora utilizzata e citata?
Facciamo un esempio concreto, preso a caso. Nel 1931 un certo A.H. Gardiner, egittologo, ha tradotto in inglese e pubblicato dei papiri egizi di 3000 anni orsono con il titolo Description of hyheratiu papyrus. E' certo che ne ha pubblicate ben poche copie, destinate quasi tutte alle biblioteche, è certo che non l’ho fatto per guadagnarci e che non ci ha guadagnato, e certo che non verrà mai più ripubblicato, è certo che è morto perché era nato nel 1878 e non si sa se ha lasciato eredi. Nelle biblioteche tedesche ve sono solo tre copie; in quelle italiane neppure una. Mi sanno mai spiegare questi parassiti mondiali del diritto d’autore per quale motivo quest’opera non deve poter essere liberamente disponibile su Internet a disposizione di quelle poche persone che hanno interesse a studiarlo?
Quanto detto vale per milioni di libri rinchiusi in biblioteche in attesa che anche la carta si deteriori e si disperda e che sono un bene culturale mondiale da proteggere e diffondere tramite l’Unesco e non un patrimonio per consentire a dei parassiti di mantenere le loro poltrone.
Bisogna seriamente valutare se non sia il caso che politici e giudici la smettano di dar corda a tutti quei misoneisti con la coda di paglia i quali hanno paura che Google gli fotografi la casa (Dio non voglia che si scopra che gliel’ha comprata qualcuno senza che loro ne sapessero nulla!) o che finiscano su Internet la loro foto mentre sono in un night. Oppure a tutti coloro i quali vedono che il loro mondo si sta sgretolando, che vedono cadere ingiuste rendite di posizione,  e non capiscono che non serve a nulla opporsi, ma che è necessario guidare lo sgretolamento in modo che avvenga nel modo meno doloroso possibile, senza egoismi personali.
Il futuro è di chi saprà inserirsi nel mondo digitale e saprà utilizzarlo per i propri scopi, nonché di quelle persone che saranno in grado di percepire i pericoli della comunicazione globale e sapranno difendersi da essa.

 


torna su
email email - Edoardo Mori top
  http://www.earmi.it - Enciclopedia delle armi © 1997 - 2003 www.earmi.it