Enciclopedia delle armi - a cura di Edoardo Mori
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Il Disegno di legge 2216 del 2016  sul controllo armi

Scriveva 140 anni orsono Vittorio Imbriani: «Io non so rassegnarmi alla vergogna ed all'obbrobrio. Io non so rassegnarmi a vivere disprezzando la mia patria, disprezzando il governo che la regge. Questo stato è mille volte peggiore della morte. Io non mi ci posso fare assolutamente in alcun modo. Stupisco, che altri possa serbare intatta la serenità dell'anima, mentre gli viene disonorata e sfasciata la patria: ma non vorrei essere anch'io di quelli».
Dopo 140 anni siamo ancora qui a doverci piangere addosso vedendo l'italica incapacità di governarsi mediante la ragione, per l'utile comune.
Leggo il nuovo disegno di legge che, se non sbaglio, è stato pensato per contenere un altro disegno di legge, che non conosco, proposto da cervelli scrotali (il termine viene usato per indicare l'aspetto della lingua rugosa, ma ben si attaglia anche al cervello).
Non capisco la logica della proposta, ma forse si tratta di "logica politica" che, per definizione, è al di fuori della logica! La logica politica sarebbe questa "siccome degli svirgolati hanno proposto delle grandi cazzate, noi proponiamo delle cazzatine e così forse si calmano e ci seguono". La logica vera dice che le cose o si fanno bene oppure si fanno le barricate: il compromesso si fa sulle idee buone, non su quelle malefiche. E dice, prima di tutto, che il sistema non dovrebbe consentire agli svirgolati di poter andare a comandare sui saggi.
Vediamo comunque questo disegno di legge; come dice il proverbio "dai nemici mi guardi dio, che dagli amici mi guardo io".
Inserisco i miei commenti in corsivo.
Sia chiaro che io non ce l'ho con chi ha predisposto questo Disegno e con chi lo ha studiato e proposto perché hanno solo cercato di salvare il salvabile, pressati da ministero e svirgolati. Le mie critiche vanno al disegno di legge iniziale, proposto da altri e che qui si è cercato solo di limare, Non l'ho mai affrontato prima perché speravo che fosse nato morto!
Semmai posso pensare che forse era meglio non mettersi sulla stesso piano di chi vaneggia.

DISEGNO DI LEGGE N. 2216
d’iniziativa dei senatori Luciano RO
SSI, D’ASCOLA, AIELLO, ALBERTINI, BARANI, BERNINI, BILARDI, BOCCA, BONFRISCO, BROGLIA, BRUNI, BUEMI, CALEO, CARDINALI, CERONI, COLUCCI, COMPAGNONE, CONSIGLIO, CONTE, CROSIO, DALLA TOR, D’AMBROSIO LETTIERI, D’ANNA, DI BIAGIO, DI GIACOMO, FORMIGONI, GASPARRI, GENTILE, GIOVANARDI, GIRO, GUALDANI, IURLARO, LANIECE, LIUZZI, MANCUSO, MARINELLO, Luigi MARINO, MASTRANGELI, MAZZONI, MILO, PAGANO, PERRONE, PICCOLI, QUAGLIARIELLO, Gianluca ROSSI, Maurizio ROSSI, SCAVONE, SOLLO, SPILABOTTE, STUCCHI, TORRISI, TOSATO, VACCARI, VATTUONE, VICECONTE, ZIN e ZIZZA

DISEGNO DI LEGGE
Art. 1.
1. Al testo unico delle leggi di pubblica sicurezza, di cui al regio decreto 18 giugno 1931, n. 773, sono apportate le seguenti modificazioni:
a) all'articolo 39 è aggiunto, in fine, il seguente comma:
«Quando ha fondato motivo di ritenere che il detentore di armi, munizioni e materie esplodenti o il titolare di una licenza di porto d'armi abbia perduto i requisiti psicofisici previsti, il prefetto può chiedere che l'interessato produca entro trenta giorni il certificato medico previsto per il rilascio della rispettiva autorizzazione. La mancata produzione del certificato o l'accertamento definitivo della carenza dei requisiti psico-fisici comportano la revoca immediata della licenza di porto d'armi o del nulla osta alla detenzione e autorizzano il prefetto a vietare la detenzione delle armi denunciate, ai sensi del primo comma.»;
La norma parla sempre di requisiti psico-fisici come se si trattasse di un requisito unico. L'idoneità fisica invece non serve per l'acquisto, la detenzione e collezione di armi. Sarebbe come stabilire che un'auto la può avere in garage solo chi ci vede e può correre!
Perché poi dare la competenza al prefetto per autorizzazioni o licenze che sono di competenza del questore?

b) all'articolo 42, dopo il primo comma sono inseriti i seguenti:
«Alla documentazione richiesta per ottenere o rinnovare la licenza di porto d'armi deve essere allegato un certificato medico, di data non anteriore a trenta giorni, che attesti i requisiti fisici previsti e dal quale risulti che il richiedente non è affetto da malattie mentali o gravi disturbi della personalità che comportino la possibilità concreta di abusare delle armi, ovvero non risulti assumere, anche occasionalmente, sostanze stupefacenti o psicotrope ovvero abusare di bevande alcoliche. Il medico certificatore che non abbia certezza della sussistenza dei requisiti previsti prescrive tutte le verifiche psichiatriche e psicologiche e gli accertamenti medico-diagnostici necessari, da effettuare presso strutture sanitarie pubbliche o convenzionate con il Servizio sanitario nazionale.
Ma certa gente si ascolta quando parla? Come può essere possibile che un medico sappia o accerti se una persona occasionalmente si ubriaca? Al massimo è la polizia che può sapere se uno è stato trovato ubriaco in strada. E quando mai può essere utile una semplice visita psichiatrica? Il disturbo mentale emerge dal comportamento e può essere accertato solo con osservazione prolungata; non è certo guardando in faccia una persona che vuol nascondere i sui problemi, che si capisce se uno è fuori di testa.
E non parliamo della visita psicologica. Ma lo sanno i nostri legislatori che per oltre la metà dei medici e psicologi chi va a caccia o usa armi o mangia gli agnelli è un soggetto pericoloso? La Costituzione consento di valutare i comportamenti illeciti, ma non certo quelli leciti e, tanto meno i pensieri e le opinioni. Un anarchico è un cittadino rispettabile quanto ogni altro se non va a mettere bombe o non incita a metterle. Secondo voi uno psicologo darebbe il porto d'armi a Grillo o Sgarbi dopo averli visti in televisione? Che c'entrano gli psicologi e che cosa mai possono mai scoprire con mezz'ora di chiacchiere?

Aggiungo ancora: ma ci rendiamo conto che qualsiasi medico svirgolato o semplicemente pusillanime, può far spendere centinaia di euro e far perdere decine di ore di lavoro e far attendere per mesi chi vuole detenere o portare un'arma? E questo sarebbe lo "Stato di diritto?".
Quando il titolare di licenza di porto d'armi ha superato i settanta anni di età il certificato di cui al comma precedente deve essere prodotto all'autorità che ha rilasciato la licenza con cadenza almeno triennale. La cadenza è almeno biennale quando il titolare ha superato gli ottanta anni di età. In caso di inadempimento, l'ufficio di pubblica sicurezza competente diffida l'interessato, che può provvedere nei trenta giorni successivi al ricevimento della diffida. L'ulteriore mancata produzione del certificato o l'accertamento della carenza dei requisiti psicofisici comportano la revoca immediata della licenza».
E dagli con i requisiti fisici: dove sta scritto che un novantenne non può contemplare la sua collezione di armi anche se gira sulla sedia a rotelle? Ma, e mi ripeto, lo hanno mai letto e capito ciò che hanno scritto?

Art. 2.
1. L'articolo unico della legge 18 giugno 1969, n. 323, è sostituito dal seguente:
«Art. 1. -- (Porto d'armi per l'esercizio dell'attività sportiva) -- 1. Il questore ha facoltà di rilasciare il porto d'armi per l'esercizio dell'attività sportiva ai sensi dell'articolo 42 del testo unico delle leggi di pubblica sicurezza, di cui al regio decreto 18 giugno 1931, n. 773, e successive modificazioni. Tale licenza abilita al trasporto delle armi comuni da sparo dal luogo di detenzione ai luoghi di esercitazione e al porto delle medesime nei campi di tiro ove è consentita o autorizzata l'attività sportiva o di esercitazione con armi.
Sarebbe ora di smetterla con queste parole del tempo fascista in cui il prefetto e il questore "hanno facoltà" di dare licenze; un potere che viene definito discrezionale, ma che equivale del tutto all'arbitrio. Se un cittadino ha i requisiti e non vi sono situazioni di fatto oggettive che òstino, egli ha diritto di avere le autorizzazioni previste dalla legge.
Ormai è pacifico che una licenza di porto d'armi autorizza anche al loro trasporto dove pare e piace; è dal 1998 che vige questa regola e non vi è mai stato il minimo inconveniente; perché cambiarla? Ma chi ha scritto la norma, lo ha capito che con questa disposizione chi ha la licenza non può andare con il suo fucile in armeria a farlo controllare? Che non può andare a casa di un amico per farglielo vedere? Che se cambia casa deve dare avviso di trasporto alla questura e magari rinviare il trasloco di 30 giorni? Ecc. ecc. Sono cose da idiozia burocratica ministeriale da combattere, non da condividere.
2. La licenza di cui al comma 1 ha la durata di sei anni dal giorno del rilascio e può essere revocata dal questore ai sensi del citato testo unico delle leggi di pubblica sicurezza, di cui al regio decreto n. 773 del 1931. Il rinnovo della licenza è subordinato alla presentazione della certificazione da parte dell'interessato di essersi esercitato al tiro almeno una volta l'anno nel periodo di precedente rilascio presso una sezione del Tiro a segno nazionale o un campo di tiro o poligono privato autorizzato ai sensi del terzo comma dell'articolo 57 del citato testo unico di cui al regio decreto n. 773 del 1931, o della documentazione comprovante la partecipazione ad almeno due competizioni sportive di tiro di livello regionale o nazionale per ogni anno, ovvero di aver superato un corso di addestramento al tiro comprendente almeno due lezioni teoriche e otto esercitazioni pratiche organizzato da una Federazione sportiva riconosciuta o associata al Comitato olimpico nazionale italiano. La licenza è esente da ogni tassa di concessione governativa».
Altro sfogo di assurda burocrazia. Al primo comma si stabilisco che la licenza può essere revocata; ma non c'è già la norma generale per ogni licenza? Perché ripeterla?
Nel momento stesso in cui è lo stesso ministero che spinge (vedi circolare) il cittadino a farsi la licenza di tiro a volo per non andare a rompere le scatole per essere autorizzata a fare cose pur le quali è già stato riconosciuto idoneo ed affidabile, ecco che si fanno insensati passi indietro. Forse che chi ha la patente di guida deve dimostrare ogni anno di aver guidato? Perché mai se ha uno ha licenza di tiro a volo deve dimostrare invece di aver sparato. Perché mai la legge prevede che chi ha imparato ad usare un'arma non dimentica più come si fa (il certificato maneggio armi vale per tutta la vita) e improvvidamente chi ha la licenza di tiro a volo deve fare esperienze ogni anno? E perché deve fare esperienza anche chi ha sparato; perché, mentre sparava, mentre si preparava alle Olimpiadi, non faceva esperienza? Ma che minchia si inventano?.
È chiaro che sono disposizioni puramente vessatorie per distogliere i cittadini dalle armi con ogni mezzo. È chiaro che vi è un certo interesse a far arrivare un po' di soldini alla federazioni sportive, ma è altrettanto chiaro che è una presa per il culo il dire che la licenza è gratuita. Perché, le tasse ai poligoni e le spese per andarci e i certificati medici non si pagano?
In uno stato serio non si corre dietro agli svirgolati solo perché votano, ma si stabilisce se i cittadini una cosa la vogliono o no; e se la vogliono la si deve facilitare, non ostacolare. Ci si dimentica che il popolo in un referendum si è dichiarato favorevole al porto d'armi con una maggioranza dell'85%

1. Alla legge 18 aprile 1975, n. 110, sono apportate le seguenti modificazioni:
a) all'articolo 3 è aggiunto, in fine, il seguente comma:
«Chiunque, alterando un'arma comune da sparo, ne determina il funzionamento automatico o comunque l'esecuzione del tiro a raffica è punito con la reclusione da quattro a dodici anni e con la multa da 10.000 euro a 50.000 euro.»;
Cambia solo la pena; forse perché i nostri amati legislatori pensano che un terrorista che va a morire si spaventi per 50.000 euro di multa!! Notare l'intelligenza di non punire in modo eguale chi l'arma la detiene!!
b) all'articolo 10, sesto comma, il terzo periodo è sostituito dai seguenti: «La detenzione di armi comuni da sparo in misura superiore è subordinata al rilascio di apposita licenza di collezione da parte del questore. Il trasporto delle armi detenute in collezione al di fuori del luogo di detenzione e delle sue appartenenze è permesso per soli fini di riparazione, cessione, prova o esercitazione ai soggetti in possesso delle relative autorizzazioni e comporta l'obbligo di previa comunicazione all'ufficio di polizia amministrativa competente per territorio, che deve essere effettuata almeno 48 ore prima del trasporto, anche mediante fax o posta elettronica certificata, ovvero mediante sistemi informativi automatizzati che consentano l'identificazione dell'utente. La comunicazione deve contenere gli estremi identificativi del detentore, l'indicazione del luogo di detenzione, le date del previsto trasporto, la marca, il modello e la matricola delle armi trasportate, l'indicazione del luogo di destinazione e, in caso di prova o esercitazione, l'indicazione della sezione del Tiro a segno nazionale, del campo di tiro o poligono privato autorizzato ai sensi dell'articolo 57 del testo unico di cui al regio decreto 18 giugno 1931, n. 773, o del poligono militare ove le armi saranno utilizzate, nonché il numero e la data di rilascio del porto d'armi utilizzato. Copia della relativa licenza di collezione, completa dell'elenco delle armi detenute in forza della medesima, e una copia di un documento che dimostri l'avvenuta comunicazione di cui al quarto periodo devono accompagnare le armi durante ogni trasferimento. Per la raccolta e la collezione di armi di qualsiasi tipo è esclusa la detenzione del relativo munizionamento, che può eventualmente essere acquisito dai titolari di licenza di cui all'articolo 42 del testo unico di cui al regio decreto 18 giugno 1931, n. 773, nei limiti previsti dalla legge, nelle 24 ore precedenti l'inizio della prova o esercitazione, ma deve essere comunque consumato o distrutto entro 48 ore dalla materiale acquisizione.»;
c) all'articolo 10, il nono comma è abrogato.
È puro delirio burocratico. Quando si scrive una norma ci si deve chiedere che cosa si vuole ottenere. Siccome nessuno va in giro con armi in collezione solo per essere condannato, lo farà solo se vuole delinquere ed bisogno delle armi in collezione; ma perché dovrebbe avere bisogno proprio di quelle? Non è mica una collezione di armi da guerra! Chi pensa queste minchiate non sa che in collezione vi sono normalmente le armi meno micidiali, quali armi ad aria compressa e cal. 22 perché non da caccia, lanciarazzi, armi in calibri obsoleti, mentre le armi più potenti, ad esempio quelle della cat. B7, sono fuori collezione. Ma allora perché mai uno dovrebbe rischiare la galera per utilizzare armi che un delinquente o terrorista rifiuterebbe? È chiaro che chi scrive queste minchiate, non sa che cosa sia una collezione di armi, ma vuole distruggerle; poco importa il mezzo usato. Basta che sia idoneo a disgustare il cittadino! Ma perché poi un terrorista dovrebbe essere spaventato dal fatto di dover scrivere una email alla questura? Ma quando mai le leggono? Provare per credere!

Art. 4.
1. All'articolo 2, comma 2, della legge 25 marzo 1986, n. 85, è aggiunto, in fine, il seguente periodo: «Sono comunque armi per uso sportivo le armi comuni da sparo di categoria B7 dell'allegato I della direttiva 91/477/CEE del Consiglio, del 18 giugno 1991, relativa al controllo dell'acquisizione e della detenzione di armi, classificate in tale categoria ai sensi del comma 12-sexiesdecies dell'articolo 23 del decreto-legge 6 luglio 2012, n. 95, convertito, con modificazioni, dalla legge 7 agosto 2012, n. 135».
Questa poi è proprio bella: i fucili semiautomatici simili ad armi da guerra e di solito armi da guerra demilitarizzate, che il legislatore ha ritenuto troppo pericolose da consentirle per la caccia, diventano tutte sportive senza che sia necessario il parere di una federazione sportiva e senza che esse abbiano "le specifiche caratteristiche sportive" richieste dalla legge. È possibile che volessero dire che questi due requisiti ci vogliono, ma dalla frase è ben dura ricavarlo; comunque non si può fare a meno di indicare quali mai possono essere queste specifiche caratteristiche che giustificano il fatto di limitare la detenzione di carabine cal. 22, sportive per definizione e di consentire a tutti di avere sei Kalashnikov sportivi.

Art. 5.
1. Con decreto del Ministro della salute, di concerto con il Ministro dell'interno, da emanare entro centottanta giorni dalla data di entrata in vigore della presente legge, sono definiti i requisiti psico-fisici per l'idoneità all'acquisizione e alla detenzione di armi e al conseguimento di qualunque licenza di porto delle armi nonché al rilascio del nulla osta di cui all'articolo 35, settimo comma, del testo unico delle leggi di pubblica sicurezza, di cui al regio decreto 18 giugno 1931, n. 773, e sono definiti i professionisti e le strutture sanitarie abilitati alla sottoscrizione delle relative certificazioni, nell'ottica della semplificazione delle relative procedure. Con il medesimo decreto, sentito il Garante per la protezione dei dati personali, sono altresì definite le modalità dello scambio protetto dei dati informatizzati tra il Servizio sanitario nazionale e le amministrazioni competenti nei procedimenti finalizzati all'acquisizione e alla detenzione di anni e al conseguimento delle licenze di porto di armi. Nelle more dell'emanazione del predetto decreto continuano ad applicarsi le disposizioni del decreto del Ministro della sanità 28 aprile 1998, pubblicato nella Gazzetta Ufficiale n. 143 del 22 giugno 1998.
Ancora i requisiti fisici per detenere le armi!
2. Ai fini della presente legge, fino all'entrata in vigore delle disposizioni di cui al quinto comma dell'articolo 57 del regio decreto 18 giugno 1931, n. 773, per «campo di tiro o poligono privato» deve intendersi un impianto funzionante idoneo allo svolgimento in sicurezza delle esercitazioni di tiro.
Chi bisogno c'è di dire una cosa tanto ovvia? Si potrebbe anche stabilire che i cibi nei ristoranti devono essere digeribili e che le auto devono potersi muovere! Ben altre sono le indicazioni che dovrebbero essere date al Ministero in materia di poligoni, visto che per ora studia il noto regolamento con l'ausilio di noti periti, incompetenti nella materia e dell'UITS, parte interessata a far morire i poligoni privati.
3. A decorrere dalla data di entrata in vigore della presente legge, il comma 2 dell'articolo 6 del decreto legislativo 26 ottobre 2010, n. 204, è abrogato.
4. È autorizzata la detenzione delle armi per uso sportivo di categoria B7 dell'allegato I della direttiva 91/477/CEE del Consiglio, del 18 giugno 1991, eventualmente detenute alla data di entrata in vigore della presente legge in numero superiore rispetto al limite previsto dal sesto comma dell'articolo 10 della legge 18 aprile 1975, n. 110, e successive modificazioni. In caso di cessione, a qualunque titolo, delle armi medesime, si applica al cessionario il predetto limite.
Questa norma vuol regolare la situazione dei cacciatori che detengo armi B7 come armi da caccia. Il che mi conferma che l'art. 4 vuol far diventare sportive tutte le armi in B7 anche se non hanno caratteristiche sportive ed anche se nessuna federazione sportiva le ritiene utili allo sport.

Noto ora che certe norme si ritrovano già nel disegno di legge 3650 del 2006 o 2005; le idee sbagliate sono dure a morire!


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