Enciclopedia delle armi - a cura di Edoardo Mori
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Il braccialetto elettronico - chi si oppone?

La pena ha, da sempre, avuto l’ovvio scopo di servire da deterrente. Diceva Platone “Nessuno punisce un reo perché ha sbagliato, in quanto ciò che è avvenuto non può essere rimediato, ma in vista del futuro, in modo che non faccia egual danno né il reo né chi vede la sua punizione”.
Principio accettato anche dalla nostra Costituzione la quale vi ha aggiunto  solo la precisazione che la pena deve tendere anche alla rieducazione del reo; principio anche questo ovvio perché è nell’interesse di tutti che il reo si ravveda, impari che cosa vuol dire lavorare, impari che cosa vuol  dire rispettare i beni altrui, possa mantenersi quando uscirà dal carcere.
Questa lineare chiarezza della Costituzione è stata stravolta dalla Corte Costituzionale che si è letteralmente inventata fantasie sociologiche secondo cui se il reo in carcere si è ravveduto non occorre protrarre la pena,  secondo cui l’ergastolo  è illegittimo  perché è inutile rieducare uno se poi non lo si mette di nuovo in circolazione  (se uccide nuovamente si ha la prova che non si era rieducato!). Tutte cose che i padri costituenti non hanno scritto perché erano delle sciocchezze e che la Corte non poteva introdurre nel nostro ordinamento in quanto assolutamente non ricavabili dalla Costituzione. Le scelte sociali ed etiche spettano al Parlamento e non alla Corte!
La conseguenza è stata che la pena è divenuta una cosa virtuale: il codice commina dieci anni, ma se ne scontano solo quattro; commina la galera, ma essa si sconta  a casa; commina multe milionarie ma  il nullatenente non le pagherà mai. Ormai il reo teme molto più la carcerazione preventiva che non con la condanna perché sa che con essa di solito esce dal carcere e non vi tornerà più.
La Corte avrebbe fatto molto meglio ad occuparsi della violazione dei diritti umani dovuta alla inadeguatezza del sistema carcerario in cui gli indagati  in       attesa di giudizio sono ben il ben il 40% del totale (contro il 10-20 % degli altri paesi, di cui ben la metà verrà poi assolta) vengano sbattuti insieme ai condannati, in cui non vi è possibilità di lavoro, in cui l’affollamento impedisce di insegnare regole di rispetto e di convivenza, in cui il criminale può solo peggiorare.
Eppure la tecnica moderna mette a disposizione degli Stati un sistema che consente di risolvere i problemi del sistema carcerario in meno di un anno, persino risparmiando sui costi e persino accontentando la Corte Costituzionale!
È il sistema del bracciale elettronico (in effetti un bracciale da caviglia), già applicato a 100.000 detenuti negli USA a 60.000 in Inghilterra, previsto in Spagna e Svezia e che entrerà in funzione in Germania nel 2012.
La tecnica è molto semplice. Si tratta di un trasmettitore GPS fissato alla caviglia del detenuto che trasmette ad un server centrale la sua posizione. Il server è in grado di controllare automaticamente ogni violazione delle regole imposte (uscita di casa, superamento dei confini, percorsi, orari imposti, avvicinamento a luoghi  vietati, tentativo di manomissione, ecc.). L’apparecchio può persino essere munito di un sensore cutaneo che segnala l’assunzione di alcool e, forse, anche di droghe. Ogni violazione viene immediatamente rilevata e segnalata e consente anche immediati interventi di polizia.
In Germania hanno calcolato che  tenere un detenuto in carcere gli viene a costare, tutto considerato (personale, edilizia, mantenimento, burocrazia), 800 euro al  giorno; sorvegliarlo sul territorio con il sistema del bracciale viene a costare 20 euro al giorno. Il solo bracciale viene fornito dal produttore per un costo di 7 euro al giorno e il resto va ad una ditta privata che ha vinto l’appalto per la gestione del servizio informatico. In altri paesi hanno evidentemente capito che carrozzoni ministeriali ed efficienza sono due cose incompatibili fra di loro!
Il bracciale elettronico  è più utile del carcere in una infinità di situazioni e può essere utilizzato in ogni caso in cui si ritenga che il soggetto abbia tanto autocontrollo per capire che non può commettere un reato in un luogo  dove egli risulta trovarsi con prova elettronica.  Quindi:
- indagati di cui si vogliono controllare i movimenti
- indagati per stalking ai quali si vuole impedire di avvicinarsi alla vittima
- tifosi che  alla domenica devono restare casa
- facinorosi che debbono stare lontano da pubbliche riunioni
- persone agli arresti domiciliari che debbono stare a casa o che possono uscire solo per lavorare in zone e tempi prestabiliti
- detenuti in permesso premio o affidati ai servi sociali
- condannato che debbono scontare la pena in casa o svolgere lavori di utilità sociale
- nomadi a cui viene interdetto l’accesso in zone ove possono rubare
- minorenni a cui è  opportuno imporre il coprifuoco serale
- clandestini da controllare prima dell’espulsione
- persone soggette  a misure di prevenzione e a cui va limitata la libertà di circolazione.

Sono tutti soggetti che potrebbero fare a meno del carcere e che sarebbero indotti a  tenere una buona condotta se la violazione della barriera elettronica venisse punita con sanzione assolutamente drastica (pena severa e impossibilità di uscire dal carcere fino alla espiazione di tutte le pene inflitte, senza sconti).

Qualcuno ha detto che con il bracciale elettronico si corre il rischio di  mettere il libertà persone che potrebbero commettere reati: obiezione sciocca perché il rischio (che è quasi una certezza) vi è già con il nostro sistema attuale e perché il bracciale è un validissimo deterrente.
Adottando il sistema del bracciale, le carceri e il personale che abbiamo sarebbero più che sufficienti, si potrebbero trovare spazi per far lavorare chi deve espiare la condanna in carcere e deve essere preparato la reinserimento sociciale-

Non è chiaro quanto costi allo Stato italiano tenere un detenuto in carcere; secondo le statistiche ufficiali si spendono 115 euro la giorno, esclusa l’edilizia carceraria. Se si prende  questo ottimistico importo per buono,  si ha che applicando il bracciale a 20.000 detenuti  (cosa del tutto ipotizzabile visto che è inferiore al numero degli indagati i quali, per principio, non dovrebbero stare in carcere!) si risparmierebbe ogni anno quasi un miliardo di euro contro una spesa di   circa 150.000 euro.
Sembra chiaro che il rapporto costi-benefici sia tutto a vantaggio del bracciale elettronico e che ciò che ci blocca è solo il noto misoneismo della burocrazia.

Di fronte a questa situazione vi è un chiaro ostruzionismo da parte dei ministeri della Giustizia e dell'Interno. Non appena apparsa sulla stampa la notizia dei costi del bracciale in Germania e dei possibili risparmi, i funzionari dei ministeri s sono affrettati a dire che non è vero che il servzio costa così poco e che non è vero che ci può essere un grande risparmio.
Tutte balle perché:
- è ovvio che il costo pro capite del servizio di controllo cala se aumenta il numero dei controllati;
- è ovvio che se si regalano soldi alla Telokom i costi siano elevati;
- è ovvio che i costi per l'ammistrazione carceraria non crollano da un giorno all'altro, ma che occorre fare un calcolo sul lungo tempo in temini di minori investimenti edilizi e di personale e di mantenimento..
- è ovvio che qualche delinquente con il bracciale si sottrarrà al controllo, ma ciò avviene ancora più facilmente con gli arresti domiciliari; per contro se il delinquente commette un reato con il braccialle, la sua cattura sarà immediata
Ho il sospetto che l'opposizione del ministero della Giustizia sia dovuta alla paura di perdere lucrosi affari edilizi e quella degli Interni alla scarsa voglia di assumersi nuovi compiti di controllo.
Ragioni "pulite" non ce ne sono.

(30-4-2012)


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